Scritto da admin in Anime e Manga, Attualità, Cinema, Computer e Tecnologie, Costume e Società, Curiosità, Fumetti, Home video, Telecomunicazioni, Televisione, Video

La Fiera di Lucca, che nel bellissimo centro della città ospita per quattro giorni (cinque per l’edizione 2011) appassionati di fumetti, film e giochi (dai videogames ai giochi di ruolo), autori, editori e commercianti del settore, si è chiusa anche quest’anno, facendo registrare dei numeri veramente impressionanti che la collocano al terzo posto di importanza mondiale nell’ambito di manifestazioni di questo tipo. Nonostante questo, tale evento è passato completamente sotto il silenzio dei principali media d’informazione.
Le presenze totali durante i cinque giorni di manifestazione sono state di 155.000 persone; e questo solo per quanto riguarda i visitatori paganti, perché moltissime persone hanno scelto di partecipare agli eventi gratuiti. 450 sono stati i giornalisti accreditati, oltre 500 gli stand presenti divisi nelle cinque aree (Comics, Games, Junior, Movie e Music), che coprivano oltre 22.000 metri quadrati su sette piazze cittadine.
Tra i visitatori, sono stati 950 gli aspiranti fumettisti che hanno mostrato i loro book agli editori presenti, mentre 900 bambini hanno preso parte alle attività per loro organizzate nell’area Junior, e 1000 sono stati i Cosplayer (persone travestite con costumi visti nei fumetti e cartoni animati, soprattutto giapponesi, parte immancabile e colorata alle fiere del fumetto) che si sono iscritti alle sfilate.
Una proposta ampia e variegata che può accontentare i gusti di tutti; speriamo che in futuro manifestazioni come queste possano esser prese un po’ più in considerazione anche al di fuori dei canali specializzati, in modo da riuscire a sconfiggere il pregiudizio tutto italiano che vede il fumetto come un medium inferiore alla letteratura classica, mero intrattenimento per bambini ben lontano dalla ‘vera’ letteratura.
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Scritto da admin in Fumetti

Sergio Bonelli. Era una delle colonne portanti del fumetto italiano, inteso come quell’artigianato impeccabile e invidiato in tutto il mondo, inteso come la fabbrica della fantasia, dell’intrattenimento efficace, a basso costo e popolare, e forse anche per questo sempre sulla cresta dell’onda.
Una delle cose che diceva più spesso in pubblico era: “Io sono solo un correttore di bozze”. Sergio leggeva tutto – e dico tutto – quello che pubblicava la sua casa editrice omonima. Dispensando consigli e senza lesinare critiche, bocciando e approvando, con la schiettezza che anche i lettori conoscono bene, quando scorrono le sue introduzioni alle nuove serie o i redazionali scritti di suo pugno. Sergio Bonelli era uno zio anziano ma saggio e vivace per il mondo del fumetto italiano, brillante e per certi versi conservatore allo stesso tempo, responsabile di innumerevoli avventure e personaggi che hanno segnato la storia della cultura (popolare e non) italiana. Ha inventato Zagor e Mister No, ha offerto un tetto e molto di più a Dylan Dog, Nathan Never o Martin Mystère, ha proseguito sulle orme del padre alle sceneggiature di Tex, con lo pseudonimo di Guido Nolitta. Aveva un’idea ben chiara del fumetto, “Sergione”. Forse non sempre condivisibile, forse non sempre al passo con i tempi, eppure, sempre di grande successo. Con tirature che se proporzionate alla popolazione non hanno pari in nessun’altra parte del mondo salvo forse Francia e Giappone. Mentre ci si arrabatta per favorire la cultura e la lettura, Tex aveva i suoi 400 mila lettori al mese, e seguivano Dylan Dog, Julia (molto letto tra il pubblico femminile, altro che manga) e tanti altri. Sergio Bonelli ha prestato il suo cognome a una casa editrice e a un formato, una scuola di pensiero e d’arte, patrocinando centinaia tra sceneggiatori e disegnatori, pronti a fare la storia del fumetto come lui ha fatto. O almeno, ce lo auguriamo.
Fonte: unita.it (Marco Rizzo)
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17 marzo l’Italia festeggia i 150 dalla sua nascita. Michele Petrucci, autore di graphic novel, racconta la storia del Belpaese da un originale punto di vista: quello dei briganti. La cronaca disegnata a fumetti delle gesta di Terenzio Grossi e della sua banda di briganti può essere spunto per nuove considerazioni.
Miseria, brutalità, crimini e efferatezze: terrore e speranza delle popolazioni; semplici contadini divengono eroi e al contempo ricercati per le forze per Regno di Italia. Terenzio Grossi è nato e cresciuto nelle Marche, dove insieme a una banda di uomini, compì le più terribili gesta, motivati dalla miseria, dall’ignoranza e dalla disperazione. Dopo un’attenta fase di ricerca delle fonti, Petrucci romanza a fumetti le avventure della Banda Grossi e narrando una delle piaghe più profonde e complesse dell’Unità di Italia.
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