Archivio per la Categoria “Siti Utili”

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Google decide che è meglio pagare una transazione milionaria, piuttosto che sostenere davanti ad un magistrato la propria irresponsabilità rispetto alla famigerata truffa dei click.

Si potrebbe riassumere in questo modo la notizia in base alla quale il motore di ricerca più famoso del mondo ha accettato di pagare 90 milioni di dollari per chiudere una controversia che lo vedeva opposto a numerosi suoi inserzionisti che lo avevano chiamato in causa per omessa vigilanza sulla propria offerta pubblicitaria.

Google, come noto, ha escogitato un sistema semplice ed efficace per fatturare le inserzioni che fa ospitare sul sito del suo motore di ricerca o suoi suoi banner pubblicitari, il cosiddetto pay per click, ovvero gli inserzionisti pagano in base a quanti click effettivamente ricevono i link dei loro siti pubblicati negli spazi web google.

Tuttavia, forse, qualcuno non aveva previsto (o aveva sottovalutato) interventi fraudolenti…

Così era accaduto a diverse aziende che avevano lamentato un’illecita utilizzazione dello strumento del pay per clic in tema di inserzioni su google, e che avevano intentato un’azione legale collettiva (la cosiddetta class action, sconosciuta nell’ordinamento italiano) per chiedere la condanna della società di gestione del motore di ricerca.

La tesi dei querelanti era che google non avesse predisposto -o non fosse interessata a predisporre – accorgimenti tecnici che rendessero effettivo un controllo sui clic effettuati sui link degli inserzionisti in modo da verificare se trattasi di effettivi utenti piuttosto che software o robot.

Numerose aziende, a fronte di uno scarso incremento di clientela dovuto alla pubblicità on line, avevano ricevuto fatture per i servizi di inserzione su google assolutamente sproporzionate ed insostenibili, giustificabili solo ammettendo un intervento doloso sui link cliccandoli a ripetizione facendo gonfiare le spese pubblicitarie dell’inserzionista.

La transazione proposta da Google per la class action risolve una denuncia presentata un anno fa da diversi querelanti, fra i quali Lane’s Gifts eCollectibles, in un tribunale statale dell’Arkansas.

L’accordo ha lo scopo di mettere una definitiva pietra sopra tutte le cause in corso contro Google per la cosiddetta “truffa del click” che risale addirittura al 2002, ha detto un portavoce, ma cause di questo genere contro la società di Mountain View, in California, sono pendenti in altri tribunali.

In questione è “la truffa del click”, l’abuso dei sistemi di pubblicità sui motori di ricerca allo scopo di far aumentare i canoni per gli inserzionisti.

I querelanti sostengono che Google ed altri motori di ricerca beneficino indirettamente della truffa, facendo troppo poco per combatterla.

Ad ogni modo, il sistema del pay-per-click, che ha fatto la fortuna di google è decisamente innovativo e parte da un principio condivisibile e per certi versi rivoluzionario: non ti affitto il mio spazio web “a prescindere”, ma tu mi pagherai soltanto se effettivamente il mio servizio pubblicitario ti ha consentito di raggiungere un potenziale cliente.

Il fatto che sia perfettibile non significa che sia necessariamente da gettare alle ortiche un sistema tutto sommato conveniente per le piccole e medie imprese; solo che si dimostra troppo poco trasparente dal punto di vista delle fatturazioni e poco sicuro da un punto di vista tecnico, poichè google, chiudendo la partita con la transazione, non ha chiarito se adottera ulteriori accorgimenti tecnici per evitare il ripetersi di situzioni fraudolente

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IBM

 

Linux Red Hat

 

Win Vista

 

Giungono interessanti notizie dal LinuxForum 2006 tenutosi all’inizio del mese a Copenhagen, in Danimarca.
Durante una presentazione Andreas Pleschek, responsabile tecnico IBM per Linux e open source per il nord est Europa e attualmente collocato in Germania, ha fatto sapere che Big Blue ha revocato tutti i contratti firmati con Microsoft ad Ottobre dello scorso anno. Windows Vista quindi non vedrà la luce sui dektop di IBM, che saranno equipaggiati invece con Open Client – sistema operativo sviluppato da IBM basato su Red Hat Linux.
Grazie all’utilizzo di Java ed Eclipse, i programmatori sono riusciti a portare Lotus Notes su Linux. Un grosso passo avanti, visto che Lotus Notes da anni era richiesto anche per il sistema operativo open source.
La nuova workplace di IBM sarà dunque equipaggiata con Lotus Notes per le e-mail, Firefox come browser internet e OpenOffice come suite di lavoro.
Resta quindi da chiedersi se sia solo la divisione tedesca di IBM ad abbandonare il big di Redmond o sarà l’intera IBM. Nel secondo caso sarebbe un colpo pesante inferto alla società di Bill Gates, con un enorme vantaggio per il pinguino che sempre più velocemente sta insidiando il monopolio diMicrosoft. Senza considerare che anche Apple, passata ad architettura x86, sarà un altro pericoloso concorrente.

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Mezz’ora per craccare il sistema operativo di Apple? È l’ultimo colpo alla sicurezza della Mela.
A dire il vero, Mac Os X non è stato letteralmente craccato in mezz’ora.
Si è trattata, stando alle ultime voci, di un’”escalation di privilegi di un utente autorizzato”.
Mac OS X come tutti i sistemi operativi non è comunque invulnerabile e rimane, nelle ultime settimane, nell’occhio del ciclone per questioni di sicurezza.
Un hacker svedese, in una competizione di hacking, avrebbe violato Mac OS X assumendo i privilegi dell’amministratore.
Ancora non è dato sapere se l’hacker ha utilizzato vulnerabilità di sicurezza ancora non rese pubbliche, o se il crack sia avvenuto impadronendosi di un account utente su un computer dove era già utente autorizzato.

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