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	<title>A Tutti Coloro!</title>
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		<title>È morto Shingo Araki: disegnò Goldrake Mazinga, Lady Oscar, Lupin III, Kiss Me Licia e i Cavaliero dello Zodiaco</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 23:10:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da Ufo Robot Goldrake a Danguard, da Lady Oscar a Lupin III, fino a Kiss Me Licia e ai Cavalieri dello Zodiaco: il fumettista, animatore e produttore cinematografico giapponese Shingo Araki, che ha tratteggiato popolari personaggi di cartoni animati che hanno fatto sognare milioni di bambini nel mondo, è morto mercoledì sera nella sua città [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1338" title="shingo-araki_article" src="http://www.atutticoloro.it/wp-content/uploads/2011/12/shingo-araki_article.jpg" alt="" width="206" height="206" />Da Ufo Robot Goldrake a Danguard, da Lady Oscar a Lupin III, fino a Kiss Me Licia e ai Cavalieri dello Zodiaco: il fumettista, animatore e produttore cinematografico giapponese <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Shing%C5%8D_Araki" target="_blank">Shingo Araki,</a> che ha tratteggiato popolari personaggi di cartoni animati che hanno fatto sognare milioni di bambini nel mondo, è morto mercoledì sera nella sua città natale di Nagoya all&#8217;età di 72 anni. Araki è considerato uno dei grandi disegnatori specializzati nel far vivere nei cartoon (anime) personaggi nati come fumetti (manga). Araki era famoso soprattutto per il suo ruolo di &#8216;character designer&#8217; per titoli come I Cavalieri dello Zodiaco, Lady Oscar, Devilman, Ufo Robot Goldrake e tanti altri, a parire da Rocky Joe nel 1970 e Ryu il ragazzo delle caverne nel 1971. Nel 2008, in seguito alla trasposizione animata dell&#8217;Elysion Chapter de I cavalieri dello zodiaco, Araki annunciò il suo ritiro dalla scena dell&#8217;animazione giapponese. Nel 1957 Araki vinse a soli 18 anni il premio come migliore nuova promessa per il suo esordio da fumettista sul Machi, rivista mensile della sua città; successivamente realizzò numerose pagine di manga per le maggiori case editrici del Giappone per circa otto anni, gavetta che lo portò finalmente a coronare il suo sogno di diventare un animatore: nel 1965, a 26 anni, cominciò infatti a lavorare per la Mushi Productions all&#8217;anime Jungle Taitei (Kimba il leone bianco) e iniziò una fortunatissima e longeva carriera nel campo dell&#8217;animazione.</p>
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		<title>Chiusa Lucca Comics &amp; Games 2011: tutti i numeri di questa edizione.</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 11:25:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Fiera di Lucca, che nel bellissimo centro della città ospita per quattro giorni (cinque per l’edizione 2011) appassionati di fumetti, film e giochi (dai videogames ai giochi di ruolo), autori, editori e commercianti del settore, si è chiusa anche quest’anno, facendo registrare dei numeri veramente impressionanti che la collocano al terzo posto di importanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="wp-caption alignnone the_content_img" align="center" id="attachment_119623"><img height="246" border="" width="500" style="" class="size-full wp-image-119623" alt="Chiusa Lucca Comics &amp; Games 2011: tutti i numeri di questa ricca edizione" src="http://static.tuttogratis.it/628X0/attualita/tuttogratis/it/wp-content/uploads/2011/11/lucca.jpg" title="lucca" /></p>
<p>La Fiera di Lucca, che nel bellissimo centro della città ospita per quattro giorni (<strong>cinque</strong> per l’edizione 2011) <strong>appassionati</strong> di fumetti, film e giochi (dai videogames ai giochi di ruolo), <strong>autori, editori e commercianti</strong> del settore, si è chiusa anche quest’anno, facendo registrare dei numeri veramente <strong>impressionanti</strong> che la collocano al <strong>terzo posto</strong> di importanza <strong>mondiale</strong> nell’ambito di manifestazioni di questo tipo. Nonostante questo, tale evento è passato completamente sotto il <strong>silenzio</strong> dei principali media d’informazione.</p>
<p>Le presenze totali durante i cinque giorni di manifestazione sono state di <strong>155.000 persone</strong>; e questo solo per quanto riguarda i visitatori paganti, perché moltissime persone hanno scelto di partecipare agli eventi gratuiti. <strong>450</strong> sono stati i giornalisti accreditati, oltre <strong>500</strong> gli stand presenti divisi nelle <strong>cinque</strong> aree (Comics, Games, Junior, Movie e Music), che coprivano oltre <strong>22.000 metri quadrati</strong> su sette piazze cittadine.</p>
<p>Tra i visitatori, sono stati <strong>950</strong> gli aspiranti fumettisti che hanno mostrato i loro book agli editori presenti, mentre <strong>900</strong> bambini hanno preso parte alle attività per loro organizzate nell’area Junior, e <strong>1000</strong> sono stati i Cosplayer (persone travestite con costumi visti nei fumetti e cartoni animati, soprattutto giapponesi, parte immancabile e colorata alle fiere del fumetto) che si sono iscritti alle sfilate.</p>
<p>Una proposta <strong>ampia e variegata</strong> che può accontentare i gusti di tutti; speriamo che in futuro manifestazioni come queste possano esser prese un po’ più in considerazione anche al di fuori dei canali specializzati, in modo da riuscire a <strong>sconfiggere il pregiudizio tutto italiano</strong> che vede il fumetto come un medium inferiore alla letteratura classica, mero intrattenimento per bambini ben lontano dalla ‘vera’ letteratura.</p>
<div style="padding: 15px 0pt 1.25em; display: block;"><span><iframe name="f29a433706a65a" style="border: medium none; overflow: hidden; height: 28px; width: 450px;" class="fb_ltr" scrolling="no" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?action=recommend&amp;api_key=ef825beb86cddab0b66a0f9ef83da7f3&amp;channel_url=http%3A%2F%2Fstatic.ak.fbcdn.net%2Fconnect%2Fxd_proxy.php%3Fversion%3D3%23cb%3Df3f82d210ae1648%26origin%3Dhttp%253A%252F%252Fattualita.tuttogratis.it%252Ff1d6d6dbf42ccda%26relation%3Dparent.parent%26transport%3Dpostmessage&amp;extended_social_context=false&amp;href=http%3A%2F%2Fattualita.tuttogratis.it%2Fcronaca%2Fchiusa-lucca-comics-games-2011-tutti-i-numeri-di-questa-ricca-edizione%2FP119609%2F&amp;layout=standard&amp;locale=it_IT&amp;node_type=link&amp;sdk=joey&amp;show_faces=false&amp;width=450" title="Like this content on Facebook." id="f3ee342e5866f42"></iframe></span></div></p>
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		<title>La &#8220;Divina Commedia&#8221; in versione manga.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 13:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ennesima curiosa ed originale trovata, in campo strettamente editoriale, arriva dal Paese del Sol Levante. Edicole e librerie del Giappone ospitano sui loro scaffali un’edizione esclusiva della “Divina Commedia” di Dante Alighieri in versione fumetto manga. Realizzata dalla casa editrice nipponica East Press Co, l’opera ricostruisce a fumetti il viaggio di Dante nell’Inferno, Purgatorio e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="immagine"><img alt="" src="http://www.reggiotv.it/news/23369/immagini/big/240pxDante03.jpg" /></p>
<div class="testo_completo">
<p style="text-align:left;">L’ennesima curiosa ed originale trovata, in campo strettamente editoriale, arriva dal Paese del Sol Levante. Edicole e librerie del Giappone ospitano sui loro scaffali un’edizione esclusiva della “Divina Commedia” di Dante Alighieri in versione fumetto manga.</p>
<p>Realizzata dalla casa editrice nipponica East Press Co, l’opera ricostruisce a fumetti il viaggio di Dante nell’Inferno, Purgatorio e Paradiso e, stando a quanto si dice, avrebbe già entusiasmato il popolo di editori europei pronti a lanciarne sul mercato delle versioni tradotte nelle principali lingue del mondo. Un’esperienza già provata da una casa editrice spagnola che ha trasposto il fumetto dal giapponese al castigliano.</p>
<p>Fa forse storcere un po’ il naso che sia proprio il gigante giapponese, leader tra i paesi orientali, a strumentalizzare parte considerevole del patrimonio culturale italiano perfettamente riconoscibile nel capolavoro dantesco e che magari non sia proprio l’Italia, patria dell’Alighieri, a farlo.</p>
<p>Anche se qualcuno crede fervidamente nell’importanza della Commedia dantesca promuovendo la conoscenza dell’opera attraverso la lettura dei versi delle cantiche, come ciclicamente fa, nel nostro territorio, l’associazione culturale “Rileggiamoci Dante” permettendo il contatto diretto con quell’universo culturale e linguistico che ha gettato le basi del nostro essere italiani.</p>
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		<title>Star academy, l’antiSantoro chiude in fretta su Raidue!</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 14:21:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La presunta alternativa si è inabissata alla terza puntata. E ora il vuoto lasciato da Annozero assomiglia a una voragine di cui non si vedono i confini. La dimostrazione plastica del suicidio della Rai è il naufragio di Star Academy, la trasmissione che viale Mazzini aveva voluto in prima serata il giovedì su Raidue, al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img alt="FrancescoFacchinetti interna" src="http://www.atutticoloro.it/wp-content/uploads/2011/10/francescofacchinetti_interna.jpg" width="450" height="231" /></p>
<p>La presunta alternativa si è inabissata alla terza puntata. E ora il vuoto lasciato da Annozero assomiglia a una voragine di cui non si vedono i confini. La dimostrazione plastica del suicidio della Rai è il naufragio di Star Academy, la trasmissione che viale Mazzini aveva voluto in prima serata il giovedì su Raidue, al posto dell’esiliato Michele Santoro. La gara tra giovani cantanti (sulla falsariga di X-Factor) avrebbe dovuto reggere il confronto con Annozero, che nella stagione scorsa viaggiava con uno share del 20% abbondante e 6-7 milioni di spettatori a puntata.</p>
<p>Ma la scommessa buffa dei dirigenti Rai ha sbattuto contro numeri da depressione. Dopo il flop delle due prime puntate, con share al 6,41% e 5,94%, giovedì scorso il “talent” condotto da Francesco Facchinetti è sprofondato al 4,61%, che è valso solo un milione e 27mila spettatori. Cifre lontane anni luce da quelle dei suoi rivali del giovedì: Don Matteo, che su Raiuno ha avuto oltre sette milioni di spettatori, con share del 25,7%, e Io Canto su Canale5 (oltre 4 milioni, con share sopra il 17%). Visto il disastro, viale Mazzini ha calato un frettoloso sipario. Star Academy si concluderà sabato prossimo, e neppure in prima serata. La finale è stata programmata di pomeriggio, al posto della consueta appendice del programma, Sabato Academy.</p>
<p>Per di più, pare, in studio non ci sarà Facchinetti, e neppure orchestra e giuria. Gli artisti saranno accompagnati solo da basi registrate, in un malinconico clima da smobilitazione. Insomma, non è andata male: è andata peggio. Innanzitutto alla Rai, che aveva abbandonato X-Factor, ufficialmente perché troppo costoso e poi ha ripiegato su una trasmissione dello stesso genere. Ma la botta è dura anche per Facchinetti. Che, ironia della sorte, da conduttore di X-Factor se l’era cavata bene. Venerdì sera la Rai ha cercato di proteggerlo con una nota: “Facchinetti è uno dei giovani volti su cui punta la Rete, per cui sono già allo studio nuovi progetti”. Comprensibilmente scossi i cantanti del programma. Come il 22enne Gaetano Civello, che ieri sul suo profilo Facebook annunciava una rivolta degli artisti: “La finale di sabato, questa ennesima buffonata, si svolgerebbe senza Francesco Facchinetti, senza i quattro giudici e, soprattutto, senza l’orchestra. Naturalmente ci siamo rifiutati, e neanche questa puntata di sabato andrà in onda”.</p>
<p>In serata però dalla Endemol, la società che ha prodotto il format del programma, minimizzava: “Quello di Civello è stato solo uno sfogo, la puntata di sabato si farà”. Sullo sfondo, si intravede il declino dei talent show, che cominciano a pagare l’evidente inflazione. Lo conferma un altro flop: quello di Baila, il programma su Canale5 basato su sfide tra ballerini. Come per Star Academy, alla trasmissione di Mediaset è stata fatale la terza puntata, con “soli” due milioni e mezzo di spettatori. E così domani sera il programma chiuderà con la finale anticipata.</p>
<p>da Il Fatto Quotidiano del 16 ottobre 2011</p>
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		<title>Ciao, Steve&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 08:13:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; &#8220;Addio al grande innovatore&#8221; dice il presidente americano Barack Obama. &#8220;Mi mancherà immensamente&#8221; gli fa eco Bill Gates, fondatore di Microsoft, il grande amico-rivale di Steve Jobs alla notizia della sua morte prematura. Noi, nel nostro piccolo, unendoci alle voci di tutto il mondo possiamo solo dire &#8220;Ciao, Steve&#8230;&#8221; “&#8230;la morte è molto probabilmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img alt="goodbye steve" src="http://www.atutticoloro.it/wp-content/uploads/2011/10/goodbye_steve.jpg" width="450" height="348" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Addio al grande innovatore&#8221; dice il presidente americano Barack Obama. &#8220;Mi mancherà immensamente&#8221; gli fa eco Bill Gates, fondatore di Microsoft, il grande amico-rivale di Steve Jobs alla notizia della sua morte prematura.</p>
<p>Noi, nel nostro piccolo, unendoci alle voci di tutto il mondo possiamo solo dire &#8220;Ciao, Steve&#8230;&#8221;</p>
<p>“&#8230;la morte è molto probabilmente la migliore invenzione della vita. È l&#8217;agente di cambiamento della vita. Spazza via il vecchio per fare posto al nuovo. Il tempo a vostra disposizione è limitato, per cui non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro”.(Steve Jobs &#8211; 2005)</p>
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		<title>Babil Junior, l&#8217;anime in onda dal 7 ottobre su Man-Ga.</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 07:36:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Se siete appassionati vi consiglio di non perdere un’altra chicca che arriva sul canale satellitare Man-Ga a partire dal 7 ottobre. Si tratta di “Babil Junior” (Babiru Ni-Sei ), una serie anime del 1973 prodotta da Toei Animation e tratta dal manga di Mitsuteru Yokoyama. Il charachter design è opera di Shingo Araki il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img alt="Babil5" src="http://www.atutticoloro.it/wp-content/uploads/2011/10/babil5.jpg" width="450" height="334" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se siete appassionati vi consiglio di non perdere un’altra chicca che arriva sul canale satellitare Man-Ga a partire dal 7 ottobre.</p>
<p>Si tratta di “Babil Junior” (Babiru Ni-Sei ), una serie anime del 1973 prodotta da Toei Animation e tratta dal manga di Mitsuteru Yokoyama.</p>
<p>Il charachter design è opera di Shingo Araki il disegnatore che ha dato vita ai protagonisti di serie come “Rocky Joe”, “Lady Oscar”, “Occhi di gatto”, “Ryu il ragazzo delle caverne”, “I Cavalieri dello zodiaco”, e lo potete notare facilmente dai lineamenti del protagonista che ricorda molto Ryu, ad esempio.</p>
<p>Rivedendolo oggi l’anime composto da 39 episodi è un po’ datato graficamente e forse non approfondisce particolarmente i personaggi, ma per i tempi in cui venne prodotto era considerato un prodotto moderno e dall’animazione fluida, e ancora oggi è molto popolare in Giappone. Forse perchè è la prima produzione che lanciò il maestro Araki nell’olimpo dell’animazione mondiale e televisiva.</p>
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		<title>Yamato Video presenta Mazinkaiser SKL</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 10:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non c’è pace nella galassia nagaiana. Proprio quando credi di aver individuato almeno un paio di culti assoluti della vecchia Tv dei robottoni animati (magari con un Mazinga Z o, a caso, un Ufo Robot Goldrake), spunta un “fuori collana” come Mazinkaiser (2001): più o meno la stessa orbita, più o meno reboot di qualità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img alt="header" src="http://www.atutticoloro.it/wp-content/uploads/2011/10/header.jpg" width="450" height="382" /></p>
<p>Non c’è pace nella galassia nagaiana. Proprio quando credi di aver individuato almeno un paio di culti assoluti della vecchia Tv dei robottoni animati (magari con un Mazinga Z o, a caso, un Ufo Robot Goldrake), spunta un “fuori collana” come Mazinkaiser (2001): più o meno la stessa orbita, più o meno reboot di qualità con design sopraffino e armature metalliche “ganze” a rimpiazzare l’antica corazza. Ma poi. Proprio quando credi di aver messo a tacere l’ultimo languore di novità del sommo Go Nagai, memore che al nome Mazinga corrisponde in ordine rigorosamente sparso una piccola enciclopedia, dalla A di Mazinger Angels alla Z di Mazinger Edition Z – The Impact!, ecco spuntare un’altra follia d’artista delle sue: Mazinkaiser SKL (2011).</p>
<p>Tre episodi tre di stratosferico OAV a pallettoni, senza corpetto protettivo. L’anime di Jun Kawagoe (Kotetsushin Jeeg, un nome un programma) si lancia a testa all’ingiù in una timeline a parte della mazin-saga, spin-off di Mazinkaiser con quell’incoscienza tipica degli anime giapponesi che rischia di stordire o incattivire i fan oltranzisti. Quelli devoti alla galassia nagaiana primigenia, insomma. Come altrove, si parte con gettito continuo di azione e combattimenti, tra squadroni speciali bucherellati a inizio missione da pioggia di proiettili e due pazzoidi di piloti che si scambiano la cloche di comando alla guida del Mazinkaiser SKL. Altro che robottone! Un golem di metallo con mano più scaltra di Clint Eastwood e spada titanica che farebbe impallidire di invidia Berserk. Ovviamente: libero accesso a personaggi di altre opere di Nagai. E a squisitezze tecniche, dallo Skull Pilder a forma di teschio alle armi impugnate, che alimenteranno le discussioni tra i fan.</p>
<p>In arrivo in Italia, l’OAV è pronto a stupire, dividere le opinioni, scatenare i fan da una parte e dall’altra. In patria ha dato vita a un fumetto e a un romanzo apparso a puntate su “Dengeki Hobby Magazine”, senza contare la produzione di modellini e edizioni in dvd da collezione.</p>
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		<title>Addio a Sergio Bonelli</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 12:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fumetti]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Sergio Bonelli. Era una delle colonne portanti del fumetto italiano, inteso come quell’artigianato impeccabile e invidiato in tutto il mondo, inteso come la fabbrica della fantasia, dell’intrattenimento efficace, a basso costo e popolare, e forse anche per questo sempre sulla cresta dell’onda. Una delle cose che diceva più spesso in pubblico era: &#8220;Io sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img alt="texzagor" src="http://www.atutticoloro.it/wp-content/uploads/2011/09/texzagor.jpg" width="450" height="453" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sergio Bonelli. Era una delle colonne portanti del fumetto italiano, inteso come quell’artigianato impeccabile e invidiato in tutto il mondo, inteso come la fabbrica della fantasia, dell’intrattenimento efficace, a basso costo e popolare, e forse anche per questo sempre sulla cresta dell’onda.<br />
Una delle cose che diceva più spesso in pubblico era: &#8220;Io sono solo un correttore di bozze&#8221;. Sergio leggeva tutto &#8211; e dico tutto &#8211; quello che pubblicava la sua casa editrice omonima. Dispensando consigli e senza lesinare critiche, bocciando e approvando, con la schiettezza che anche i lettori conoscono bene, quando scorrono le sue introduzioni alle nuove serie o i redazionali scritti di suo pugno. Sergio Bonelli era uno zio anziano ma saggio e vivace per il mondo del fumetto italiano, brillante e per certi versi conservatore allo stesso tempo, responsabile di innumerevoli avventure e personaggi che hanno segnato la storia della cultura (popolare e non) italiana. Ha inventato Zagor e Mister No, ha offerto un tetto e molto di più a Dylan Dog, Nathan Never o Martin Mystère, ha proseguito sulle orme del padre alle sceneggiature di Tex, con lo pseudonimo di Guido Nolitta. Aveva un’idea ben chiara del fumetto, &#8220;Sergione&#8221;. Forse non sempre condivisibile, forse non sempre al passo con i tempi, eppure, sempre di grande successo. Con tirature che se proporzionate alla popolazione non hanno pari in nessun’altra parte del mondo salvo forse Francia e Giappone. Mentre ci si arrabatta per favorire la cultura e la lettura, Tex aveva i suoi 400 mila lettori al mese, e seguivano Dylan Dog, Julia (molto letto tra il pubblico femminile, altro che manga) e tanti altri. Sergio Bonelli ha prestato il suo cognome a una casa editrice e a un formato, una scuola di pensiero e d’arte, patrocinando centinaia tra sceneggiatori e disegnatori, pronti a fare la storia del fumetto come lui ha fatto. O almeno, ce lo auguriamo.</p>
<p>Fonte: unita.it (Marco Rizzo)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Arriva la &#8220;White Base&#8221; in kit di montaggio!</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 08:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anime e Manga]]></category>
		<category><![CDATA[Argomenti vari]]></category>

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		<description><![CDATA[Per quelli che come me all&#8217;epoca dell&#8217;uscita del cartone animato di Gundam hanno compreso che non era un anime comune e rivedendolo da persona adulta capiscono che in confronto a cartoni animati di oggi non c&#8217;è storia! E&#8217; vero, gli anni 80 sono gli anni 80, storie forse più dure e tristi alle volte, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.atutticoloro.it/wp-content/uploads/2011/09/base-bianca-gundam-anteprima-400x301-465089.jpg" alt="base-bianca-gundam-anteprima-400x301-465089" width="400" height="301" /></p>
<p>Per quelli che come me all&#8217;epoca dell&#8217;uscita del cartone animato di Gundam hanno compreso che non era un anime comune e rivedendolo da persona adulta capiscono che in confronto a cartoni animati di oggi non c&#8217;è storia!</p>
<p>E&#8217; vero, gli anni 80 sono gli anni 80, storie forse più dure e tristi alle volte, ma sicuramente non vuote come quelle moderne, ma è solo un mio parere.</p>
<p>Lasciando stare la malinconia per certi tempi passati, Bandai propone per la fine di Settembre, il kit di montaggio della Base Bianca, la casa se vogliamo, del pilota di Gundam Amuro e compagni, una serie tutta nuova di modelli denominata &#8220;Gundam Ex Model&#8221;, che a dire il vero non dice in che scala sia, ma solo vedendo l&#8217;immagine, posso dedurre che il modello diverrà lungo circa 20/25 cm.</p>
<p>Questa nuova serie di kit proporrà esclusivamente i mezzi e le astronavi della serie, senza bisogno di colla o colorazione come quasi la totalità dei kit Bandai, ultima nota il prezzo, circa 45 Euro, che amio avviso avendo anche dei piccoli Mobile Suite in confezione è un&#8217;ottimo prezzo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Kyashan il Mito su Man-Ga dal 22 Settembre</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 08:19:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anime e Manga]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>
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		<category><![CDATA[TV]]></category>
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		<description><![CDATA[Il canale di Sky dedicato agli anime annuncia che dal 22 Settembre verranno trasmessi i quattro OVA che reinventano lo storico anime della Tatsunoko, presentati per la prima volta in italiano da Yamato Video in vhs nel 1996 con il titoloÂ Kyashan IlÂ Mito. &#160; Kyashan il Mito – 1^TV A partire dal 22 settembre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il canale di Sky dedicato agli anime annuncia che dal 22 Settembre verranno trasmessi i quattro OVA che reinventano lo storico anime della <strong>Tatsunoko</strong>, presentati per la prima volta in italiano da <strong>Yamato Video</strong> in vhs nel 1996 con il titoloÂ <strong>Kyashan IlÂ Mito</strong>.</p>
<p align="center"><img alt="kyashan-il-mito" src="http://www.atutticoloro.it/wp-content/uploads/2011/09/kyashan-il-mito.jpg" width="450" height="300" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Kyashan il Mito – 1^TV</strong><br />
A partire dal 22 settembre tutti i giovedì dalle 22:20<br />
in replica: ven 16:15 sab 13:00 – 03:55</p>
<blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli anni bui dopo la rivoluzione dei neoroidi, il genere umano aveva perduto il dominio del pianeta e la propria libertà, sopraffatto e soggiogato da una stirpe di robot da lui stesso creata.<br />
Il negroide Braiking Boss, autonominatosi signore di tutti i robot, aveva scatenato una guerra totale contro la razza umana, costringendola a vivere con la faccia nella polvere sotto il peso dell’ acciaio.<br />
Ma tra i nuclei della resistenza è ancora viva la fede nel salvatore che arriverà per guidare gli uomini alla vittoria contro l’ oppressore metallico.</p>
<p>L’ esistenza di questo salvatore si confonde nel mito, e gli uomini chiamano questo mito KYASHAN.</p>
<p>TITOLO ORIGINALE: SHINZO NINGEN CASSHAN SHINWA KARA NO KIKAN<br />
ANNO DI PRODUZIONE: 1993<br />
NUMERO EPISODI: 4<br />
GENERE: Azione, fantascienza<br />
COPYRIGHT IMG: ÂÂ© 1995 Harmony Gold. USA, Inc./Tatsunoko Productions Co., Ltd.</p>
<p>DOPPIATORI:</p>
<p>Kyashan / Tetsuya: Marco Balzarotti<br />
Madre di Tetsuya: Graziella Porta<br />
Luna Netsuki: Giulia Franzoso<br />
Bk-1/Braiking Boss: Stefano Albertini<br />
Com. Akubon: Giorgio Melazzi<br />
Dott. Azuma: Massimiliano Lotti<br />
Sangria: Dania Cericola<br />
Voce Narrante: Caterina Rochira</p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Si conclude al cinema la pentalogia di Ken il Guerriero</title>
		<link>http://www.atutticoloro.it/2011/07/si-conclude-al-cinema-la-pentalogia-di-ken-il-guerriero/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 07:42:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anime e Manga]]></category>
		<category><![CDATA[Anime]]></category>
		<category><![CDATA[Ken il guerriero]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;uscita era prevista per domani ma CG e Yamato Video hanno sorpreso tutti e con pochissimo preavviso hanno anticipato di 2 giorni la distribuzione di Ken il Guerriero &#8211; La leggenda del vero salvatore, già nei cinema italiani da ieri. L&#8217;anime tratto dal manga di Buronson e Tetsuo Hara si scontra così con il blockbuster [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><img src="http://www.comicus.it/images/stories/ac/2011/Ken_poster.jpg" alt="Ken_poster" width="174" height="250" />L&#8217;uscita   era prevista per domani ma CG e Yamato Video hanno sorpreso tutti e  con  pochissimo preavviso hanno anticipato di 2 giorni la distribuzione  di  <strong><em>Ken il Guerriero &#8211; La leggenda del vero salvatore</em></strong>, già nei cinema  italiani da ieri. L&#8217;anime tratto dal manga di <strong>Buronson</strong> e <strong>Tetsuo Hara</strong> si  scontra così con il blockbuster estivo &#8220;Harry Potter e i doni della   morte &#8211; Parte 2&#8243;, avendo a disposizione un limitato numero di sale in   cui gli appassionati potranno goderselo sul grande schermo.<br />
<em>Ken il  Guerriero &#8211; La leggenda del vero salvatore</em> è in programmazione al cinema  Alhambra di Roma e in 12 cinema del  circuito UCI Cinemas (Savignano,  Firenze, Genova, Bicocca, Lissone,  Pioltello, Mestre, Lunghezza, Porta  di Roma, Fiumicino, Torino  Lingotto, Moncalieri).</p>
<p>Si tratta del  quinto capitolo della pentalogia di cui sono già usciti <em>La leggenda di  Raoul &#8211; Parte del Martirio e Amore</em>, <em>La leggenda di Julia</em>, <em>La leggenda di Raoul &#8211; Parte del combattimento feroce</em> e <em>La leggenda di Toki</em>.   Quest&#8217;ultimo lungometraggio si concentrerà sul personaggio di  Kenshiro,  raccontando una vicenda completamente originale ambientata  tra la sua  sconfitta per mano di Shin e il loro ultimo combattimento;  si tratta  quindi di un prequel del manga e della serie animata, nel  quale si vedrà  quali eventi hanno spinto Kenshiro ad accettare il suo  ruolo di  successore della Divina Scuola di Hokuto.<br />
Potete vedere qui sotto il trailer italiano.<br />
<object width="560" height="349"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/QbG5rSF37HA?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/QbG5rSF37HA?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="349" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object>
</div>
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		<title>In Autunno la nuova serie di Gundam, Mobile Suit Gundam AGE</title>
		<link>http://www.atutticoloro.it/2011/06/in-autunno-la-nuova-serie-di-gundam-mobile-suit-gundam-age/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 10:10:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anime e Manga]]></category>
		<category><![CDATA[Anime]]></category>
		<category><![CDATA[Gundam]]></category>
		<category><![CDATA[Manga]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Uscite]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel corso di un evento live trasmesso da Bandai Channel e Gundam.info il 13 Giugno verrà annunciata ufficialmente una nuova serie animata di Gundam, a cui, stando al regista Seiji Mizushima (Gundam 00), prenderanno parte diversi membri dello staff che ha realizzato Gundam 00. Alcune pagine “rubate” del numero di Luglio della rivista Corocoro Comics [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso di un evento live trasmesso da Bandai Channel e Gundam.info il 13 Giugno verrà annunciata ufficialmente una nuova serie animata di <strong>Gundam</strong>,  a cui, stando al regista Seiji Mizushima (Gundam 00), prenderanno parte  diversi membri dello staff che ha realizzato Gundam 00.</p>
<p>Alcune pagine “rubate” del numero di Luglio della rivista <strong>Corocoro Comics</strong> della Shogakukan, che verrà distribuita soltanto la prossima settimana, rivelano alcuni dettagli del nuovo progetto: l’anime si chiamerà <strong>Mobile Suit Gundam AGE</strong>, verrà trasmesso in autunno e godrà anche di una versione a fumetti ospitata su Corocoro.<br />
La  nuova serie avrà per protagonisti tre generazioni, un padre, un figlio e  un discendente che combattono una Guerra dei Cento Anni per salvare la  Terra contro un nemico sconosciuto: Furitto Asuno, che ha sviluppato il Gundam AGE 1 (un‘arma mobile umanoide) equipaggiato con il sistema AGE (un  computer auto adattante); Asemu Asuno, figlio di Furitto; e infine Kio  Asuno, discendente di Furitto che eredita il Gundam. Il Gundam AGE 1 può  essere potenziato come Gundam AGE 1 Taitasu per ottenere più potenza, o  come Gundam AGE 1 Sparrow per maggiore velocità.</p>
<div id="gallery-1" class="mceIEcenter">
<dl>
<dt> <a title="Gundam Age 1" rel="lightbox[6067]" href="http://www.animemovieforever.net/wp-content/uploads/2011/06/Gundam-Age-1.jpg"><img title="Gundam Age 1" src="http://www.animemovieforever.net/wp-content/uploads/2011/06/Gundam-Age-1-190x288.jpg" alt="Gundam Age 1 190x288" width="190" height="288" /></a> </dt>
</dl>
<dl>
<dt> <a title="Gundam Age 2" rel="lightbox[6067]" href="http://www.animemovieforever.net/wp-content/uploads/2011/06/Gundam-Age-2.jpg"><img title="Gundam Age 2" src="http://www.animemovieforever.net/wp-content/uploads/2011/06/Gundam-Age-2-190x288.jpg" alt="Gundam Age 2 190x288" width="190" height="288" /></a> </dt>
</dl>
<dl class="aligncenter">
<dt> <a title="Gundam Age 3" rel="lightbox[6067]" href="http://www.animemovieforever.net/wp-content/uploads/2011/06/Gundam-Age-3.jpg"><img title="Gundam Age 3" src="http://www.animemovieforever.net/wp-content/uploads/2011/06/Gundam-Age-3-190x288.jpg" alt="Gundam Age 3 190x288" width="190" height="288" /></a> </dt>
</dl>
</div>
<p>Tra i personaggi di supporto troviamo Emily, amica di Furitto da  quando aveva 7 anni; Guurudekku, un comandante delle Forze della  Federazione Terrestre e capitano della nave da battaglia Diva; e  Mireesu, tenente della Federazione a bordo della Diva.</p>
<p>Oltre al manga sono previsti giochi, card e model kit.</p>
<p>La realizzazione della serie è affidata a <strong>Level 5</strong> di Inazuma Eleven e Professor Layton; <strong>Akihiro Hino</strong> si occuperà della storia.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Addio a Osamu Dezaki: regista di Lady Oscar, Lupin III e Remì.</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 14:04:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anime e Manga]]></category>
		<category><![CDATA[Argomenti vari]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Il regista Osamu Dezaki, tra i più apprezzati e influenti registi dell&#8217;animazione seriale giapponese, è morto ieri a 67 anni per le complicazioni di un tumore ai polmoni. Pur avendo sempre lavorato su soggetti scritti da altri, Dezaki ha saputo imprimere uno stile personale e riconoscibile alle serie da lui dirette, caratterizzato da soluzioni registiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://images.movieplayer.it/2011/04/18/--200269.jpg" alt="Addio a Osamu Dezaki" />Il regista Osamu Dezaki,  tra i più apprezzati e influenti registi dell&#8217;animazione seriale  giapponese, è morto ieri a 67 anni per le complicazioni di un tumore ai  polmoni. Pur avendo sempre lavorato su soggetti scritti da altri, Dezaki  ha saputo imprimere uno stile personale e riconoscibile alle serie da  lui dirette, caratterizzato da soluzioni registiche originali e  innovative (lo split screen, il fermo immagine) e da un pessimismo di  fondo che imprimeva, spesso, un taglio più adulto a serie destinate a un  pubblico di giovanissimi.</p>
<p>Nato a Tokyo il 18 novembre del 1943, Dezaki inizia la sua formazione nella Mushi Productions di Osamu Tezuka, dove lavora come disegnatore e direttore dell&#8217;animazione in serie storiche degli anni &#8217;60 come Astro Boy, Kimba il leone bianco e Monkey. Nel 1970 gli viene affidata la regia di Rocky Joe,  grandissimo successo in Giappone (e più tardi in Italia), che tuttavia  segna la rottura con Tezuka per varie incomprensioni, e la formazione  della casa di produzione Madhouse. Da allora, la carriera di Dezaki  diventa prolifica e ricca di grandi successi, tra cui vanno ricordati Jenny la tennista (1973), Il tulipano nero (1975, di cui fu autore dello storyboard), Capitan Jet (1977) e L&#8217;isola del tesoro (1978).<br />
<a href="http://www.movieplayer.it/gallery/178174/la-protagonista-in-una-sequenza-dell-anime-lady-oscar/"><img src="http://images.movieplayer.it/2010/10/08/la-protagonista-in-una-sequenza-dell-anime-lady-oscar-178174_medium.jpg" border="0" alt="La protagonista in una sequenza dell'anime Lady Oscar" width="240" height="162" align="right" /></a><br />
I suoi lavori più noti, quelli a cui il suo nome viene maggiormente associato, sono tuttavia Remì (1977), dolente odissea nella povertà tratta dal romanzo <strong>Senza famiglia</strong> di Hector Malot e Lady Oscar (1979) in cui Dezaki subentrò a partire dal diciannovesimo episodio,  dopo il calo di ascolti che la serie stava riscontrando. Tra gli anni  &#8217;80 e i &#8217;90 si trasferisce negli USA, dove insegna tecnica  dell&#8217;animazione e dirige serie e lungometraggi destinati a un pubblico  più adulto: tra questi ultimi, si ricordano Space Adventures Cobra (1982), Golgo 13 (1983) e Golgo 13: Queen Bee (1998).</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Omaggio a Osamu Dezaki.</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 13:11:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anime e Manga]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Osamu Dezaki]]></category>

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		<description><![CDATA[FONTE: YAMATOVIDEO.IT Quasi quasi mi faccio chiamare Maestro Il suo nome è una parte della storia degli anime giapponesi. Le sue opere occupano gli scaffali di videoteche e fumetterie, perfino nelle edicole dove sta impazzando Una spada per Lady Oscar, il cartoon che ha affascinato un’intera generazione di spettatori. Sempre mosso da grande passione e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><strong>FONTE: YAMATOVIDEO.IT</strong></p>
<p><strong>Quasi quasi mi faccio chiamare  Maestro</strong></p>
<p><strong> </strong><strong></strong><img src="http://www.atutticoloro.it/wp-content/uploads/2011/04/mga6_tesoro.jpg" border="0" alt="" width="203" height="200" align="right" />Il suo nome è una parte della storia degli <em>anime</em> giapponesi. Le sue opere occupano gli scaffali di videoteche e fumetterie,  perfino nelle edicole dove sta impazzando <strong>Una spada per Lady  Oscar</strong>, il cartoon che ha affascinato un’intera generazione di  spettatori. Sempre mosso da grande passione e innamorato della regia, Osamu  Dezaki è atteso in questo 2008 di nuovo in televisione dove si occuperà della  versione <em>anime</em> di <strong>Ultraviolet </strong>(il film con Milla  Iovovich) e di un classico come<strong> Cobra</strong>, vestito a festa per il  trentennale. (E a proposito di anniversari: il prossimo autunno saranno  trent’anni dalla realizzazione di <strong>L’Isola del Tesoro</strong>).<br />
Lo  scorso 18 novembre 2007 inoltre ha compiuto gli anni. Sessantatre candeline per  l’esattezza da spegnere ripensando a una vita vissuta intensamente (mai dire il  contrario) all’insegna del disegno e dell’arte, senza pentimenti (almeno non  così stringenti) e con ancora una immensa voglia a rimettersi in gioco, in barba  alla massa di giovani animatori che ogni anno sgomitano per farsi notare. Il  sogno di Osamu Dezaki, il grande festeggiato di queste colonne, è iniziato nei  primi anni ‘60 e si è incrociato – per caso o per capriccio del destino – con  l’anfitrione per eccellenza di manga e anime: Osamu Tezuka. E se oggi questo  regista è degno di nota, lo è unicamente per la sua straordinaria capacità a  realizzare opere di qualsiasi segno e genere, passando dal ladro <strong>Lupin  III</strong> al dottore cinico di <strong>Black Jack</strong>. Fino a quel buffo  personaggio sfacciatamente<em> kawaii</em> di nome <strong>Hamtaro</strong>.</p>
<p><strong>Mi chiamo Dezaki e faccio il regista</strong><br />
Nato a  Shinagawa, Tokyo, il 18 novembre 1943, Osamu Dezaki è considerato da molti come  l’unico grande erede della tradizione animata concepita e portata sullo schermo  da Tezuka se non altro perché gli anni della sua giovinezza artistica li  trascorre proprio alla corte del “dio dei manga”, che dopo una breve parentesi  collaborativa con Toei Doga si era gettato anima e corpo nell’industria dei  cartoon fondando un suo studio, la Mushi Production, e dando vita al primo vero  cartone animato per la televisione: <strong>Astro Boy</strong> (Tetsuwan Atom,  1963). Per dirla altrimenti: il passato di Dezaki, come quello di molti altri  colleghi e veterani, inizia nel bianco e nero catodico più classico, magari  ingenuo e sperimentale, giacché né il giovane animatore né il suo imponderabile  Maestro ancora sapevano della formidabile ascesa dei toon giapponesi nella  storia di quel Paese.</p>
<p><img src="http://www.atutticoloro.it/wp-content/uploads/2011/04/mga6_Dezaki_ultraviolet.jpg" border="0" alt="" width="350" height="264" align="left" />In Italia Osamu Dezaki è conosciuto come regista televisivo di  razza, uno che – col senno di poi – gli appassionati di una stessa generazione  ricordano di aver conosciuto nei giorni dell’infanzia, messa alle strette da  personaggi come Rocky Joe, Remì, Jim, Lady Oscar. Serie televisive spesso  drammatiche, ingigantite da un design ruvido e parecchio realista con una  continuità narrativa molto simile a quella dei film o dei telefilm americani.  Insomma si capiva bene che dietro c’era un serio professionista.<br />
In Giappone  invece, Dezaki (lo dice lui per primo) non è conosciuto e seguito con la  medesima passione. È uno che lavora nell’industria da oltre quarant’anni,  appassionato cultore di cinema (dai classici del Neorealismo come <strong>Ladri  di biciclette</strong> ai più fracassoni blockbuster hollywoodiani) e di  letteratura, un signore dai capelli neri e occhiali rayban che incute simpatia e  severità al tempo stesso. Uno che, come ama ripetere, non ha mai infilato un  grande successo cinematografico al botteghino da sistemargli per sempre la vita.  Fintantoché c’è da scherzarci sopra, tutto okay, eppure il regista quando si fa  serio non manca di sottolineare e spiegare quanto difficile e a senso unico sia  la carriera di un animatore. Di sicuro ha le idee molto chiare. Uscito dalla  scuola superiore con il desiderio di affermarsi come fumettista (indovinate  seguendo le orme di chi?) a soli vent’anni entra a far parte della ciurma di  giovani animatori della Mushi arrivando a dirigere e supervisionare in tempi  record già dal 1968 opere importanti e popolari come <strong>Astro Boy</strong> e <strong>The Monkey</strong> (Goku no daiboken). A neanche trent’anni fonda con  alcuni amici e colleghi lo studio Madhouse. Siamo nel 1972 e il cammino di  questo artista è appena agli inizi.</p>
<p><strong>Imparare i trucchi del  mestiere con il Maestro<br />
</strong><img src="http://www.atutticoloro.it/wp-content/uploads/2011/04/mga6_blackjack.jpg" border="0" alt="" width="146" height="200" align="right" />La prima cosa che Dezaki impara ad affrontare nel mondo  dell’animazione è un sovraccarico di lavoro: Tezuka è anche quel tizio che, per  la cronaca, oltre ad aver “inventato” il primo cartoon per la televisione con  qualità sorprendente per l’epoca, continuava a lavorare da instancabile  disegnatore di fumetti. Nessuno lo ferma, neanche crisi e indebitamenti. Come  per il Maestro anche la filmografia di Osamu Dezaki è una pagina piena e ricca  di sregolatezze, segno che un contagio di sicuro c’è stato. Lavorare fianco a  fianco con l’idolo dell’infanzia e mettere mano proprio alle opere lette da  ragazzino è uno di quei privilegi che davvero capitano a ben pochi.</p>
<p>Da  lettore di <strong>Astro Boy</strong> egli si ritrova dall’oggi al domani a  lavorare in alcuni episodi della serie, collaborando ad altri progetti come  <strong>Shin Takarajima</strong> (1965, lo special Tv tratto dal romanzo  <strong>L’Isola del Tesoro</strong> di Robert Louis Stevenson, ma con animali) o  <strong>Big X</strong> (1965): tutti lavori rigorosamente in bianco e nero.  Sembra facile, e invece ci sono scalette rigide da rispettare e un ego artistico  piuttosto invadente che occorre tenere a freno. Del resto è proprio in quegli  anni che propone un suo fumetto sulla rivista sperimentale COM. E come per  diversi altri celebri animatori anche Dezaki ha la fortuna di incontrare sulla  sua strada colleghi e amici che stringeranno con lui un sodalizio professionale  unico e indissolubile: Akio Sugino, il disegnatore che firmerà tra i più  riusciti character design dell’universo anime. Nel 1967 finalmente debutta nella  regia di alcuni episodi televisivi, dopo aver variamente collaborato come  supervisore della continuity narrativa o disegnando image board di riferimento  per il lavoro altrui. Senza pensarci troppo Tezuka gli affida la regia di due  storici programmi televisivi: <strong>Dororo</strong>, serie in bianco e nero  basata sul suo fumetto di cui realizzerà gli episodi 1, 6 e 11 e il divertente  <strong>The Monkey</strong> per il quale firmerà otto puntate, compresa la  puntata pilota.</p>
<p><strong><img src="http://www.atutticoloro.it/wp-content/uploads/2011/04/mga6_rocky.jpg" border="0" alt="" width="300" height="224" align="left" />E quindi venne il pugile Joe Yabuki<br />
</strong>Quando gli  chiedono chi altro oltre Tezuka rientra nel suo dream team, Dezaki non ha  esitazioni: Tetsuya Chiba, il disegnatore di fumetti che onorerà in due  occasioni. Nel primo caso con l’inedito <strong>Kunimatsu-sama no  Otoridai</strong> (1971), un serial per ragazzini dall’aria innocente;  nell’altro con un titolo di futuro culto per tutti gli anni ‘70, capace di  diventare un genere a sé stante nel firmamento animato nipponico: <strong>Rocky  Joe</strong>. L’occasione arriva grazie a Mushi Production che è chiamata a  occuparsi della realizzazione della prima stagione e Dezaki (autore del primo  episodio) dividerà la scena assieme ad artisti non ancora celebri come Yoshiyuki  Tomino, uno dei creatori di <strong>Gundam</strong> che si stava facendo le ossa  come sceneggiatore.</p>
<p>La storia del giovane orfano Jo Yabuki ha poco in  comune con le zuccherose storie per bambini di quegli anni. Parla un linguaggio  crudo e si presenta al pubblico con un tratto molto marcato, portandosi dietro  un bagaglio di temi e ideologie parecchio adulto: il disagio giovanile, la  galera, la boxe come mezzo di sopravvivenza sono soltanto alcuni degli argomenti  che scivoleranno nella vita del protagonista. Neanche un decennio più tardi,  quando a prendere le redini produttive arriverà Tokyo Movie Shinsha, Dezaki è  subito invitato a occuparsi della seconda serie che, sotto la sua direzione,  acquisterà un’identità più drammatica ancora in cui si affaccerà senza troppi  scrupoli la presenza della morte. Il completamento di quella esperienza per il  regista avrà la forma di un bellissimo film prodotto nel 1981 che metterà  ufficialmente la parola fine alla tormentata carriera del pugile Yabuki,  lasciando comunque in Dezaki un vuoto, come avrà modo di ripetere spesso, e cioè  la mancata possibilità di affrontare l’infanzia di questo storico personaggio  prima degli eventi rappresentati dal fumetto di Chiba.</p>
<p><strong>Parole  d’ordine: lacrime e sudore<br />
</strong><img src="http://www.atutticoloro.it/wp-content/uploads/2011/04/mga6_Dezaki_jenny.jpg" border="0" alt="" width="290" height="217" align="right" />Nella sterminata filmografia d’autore emergono ruoli più o  meno importanti in una miriade di prodotti realizzati quasi tutti per Tokyo  Movie Shinsha, la società in cui passa a lavorare anche dopo aver fondato  assieme a Masao Maruyama e Rintaro lo studio Madhouse. È un periodo di grande  fermento per l’industria animata e gli incarichi, soprattutto in veste di  supervisore, sono numerosissimi. Ma negli anni ‘70 Osamu Dezaki – che è ormai  riconosciuto professionista – vuol dire essenzialmente due cose: shojo manga e  classici letterari portati sul piccolo schermo. Nel 1973 accetta di dirigere  <strong>Jenny la tennista</strong> (Ace o nerae!) dal fumetto di Sumika  Yamamoto, lui che era a bocca asciutta quanto a letture per ragazze. Per  l’occasione si rimbocca le maniche e si mette a leggere tutti i volumi a  disposizione e realizza un <em>anime</em> (cui farà ritorno altre due volte: con  un film nel ‘79 e la serie di Oav <strong>Jenny Jenny</strong> nel 1988) che  appassiona per l’indiscusso climax narrativo.</p>
<p>Il giro di vite lo darà soltanto nel 1980 quando TMS gli  propone di sostituire Tadao Nagahama nella regia di <strong>Una spada per  Lady</strong> Oscar (Versailles no bara), il serial sulla Rivoluzione Francese  tratto dal manga di Riyoko Ikeda. Al suo fianco non c’è il fidato Akio Sugino,  bensì la coppia Shingo Araki/Michi Himeno e li invita a ripensare i tratti dei  personaggi perfezionando le animazioni. Con il suo arrivo Berubara (il nomignolo  caro alle fan della serie) passa a tutt’altro regime e pur non ottenendo subito  il successo di pubblico sperato entrerà nell’olimpo dei titoli di culto. Con la  Ikeda il regista si confronterà un’ultima volta nel 1991 grazie alla bellissima  serie <strong>Caro fratello</strong>, altro popolare successo anche in Italia.  Qualche attimo prima però Dezaki aveva sorpreso tutti realizzando un lacrimoso e  tragico <strong>Remì </strong>(1977), dal romanzo di Hector Malot, ed era  riuscito a coronare uno dei sogni della sua vita: adattare per la televisione  nientemeno che <strong>L’Isola del Tesoro</strong> di Robert Louis Stevenson ma  questa volta senza ironia come ai tempi di <strong>Shin Takarajima</strong> (dove i personaggi erano tutti animali antropomorfi). Ciascuno a modo suo, quei  cartoon riuscirono a immortalare una faccia tutta nuova dell’animazione.</p>
<p><strong><img src="http://www.atutticoloro.it/wp-content/uploads/2011/04/mga6_oscar.jpg" border="0" alt="" width="320" height="288" align="left" />Partenza per gli USA e ritorno con Rumiko  Takahashi<br />
</strong>Colpo di scena. Dopo aver diretto due tra i migliori  lungometraggi animati degli anni ‘80, <strong>Cobra</strong> dal manga di Buichi  Terasawa e il cupo <strong>Golgo 13</strong> da Takao Saito, Osamu Dezaki viene  spedito negli States dalla TMS (forse anche per via della sua fugace  collaborazione al secondo progetto del<strong> Little Nemo</strong> voluto dallo  studio e dai partner americani) per lavorare ad alcuni progetti che avevano il  preciso scopo di far conoscere il nome dell’azienda sul mercato USA (manovra  peraltro riuscitissima). È il presidente della compagnia, il defunto Yutaka  Fujioka, a convincerlo a partire sulla falsariga di importare la cultura dei  fortunatissimi robot della tradizione animata giapponese, che non conoscevano in  Occidente analogo seguito. Il più importante lavoro della trasferta di Dezaki si  intitola <strong>The Mighty Orbots</strong> (1986), cartoon praticamente tutto  nipponico: «Quasi per intero lo staff era formato dalla mia squadra», ricorda in  un’intervista il regista. «I nostri colleghi stranieri avevano ideato lo script,  ma le sceneggiature alla fine le scrivevamo noi. Durante la lavorazione gli  americani ci presentarono diversi storyboard su cui lavorare ma pure quelli  fummo costretti a rifarli.</p>
<p>L’idea del presidente era di vendere un  prodotto robotico come non se ne era mai visto prima negli States. Parlo di una  co-produzione di soli tredici episodi ma è come se fosse stata sempre e comunque  nelle mani dello staff giapponese». Non si tratta di una totale perdita di  tempo, ammetterà in seguito il regista lasciandosi unicamente scappare una  piccola confessione, e cioè che in patria gli adorati cartoon stavano  chiaramente passando un periodo non esaltante. Una volta rientrato a Tokyo  accetta di firmare l’Oav <strong>One Pound Gospel</strong> (1988) basato sul  popolare manga di Rumiko Takahashi. Dice di sì perché la storia del pugile e  della suora lo elettrizza, ma per farlo gli tocca ricorrere a uno pseudonimo  (Makura Saki) in quanto legato contrattualmente ad altra società. Per questo  lavoro riceverà addirittura i complimenti della disegnatrice, senza peraltro  incontrarla mai.</p>
<p><strong>Vecchie glorie da resuscitare<br />
</strong><img src="http://www.atutticoloro.it/wp-content/uploads/2011/04/mga6_lupinhem.jpg" border="0" alt="" width="266" height="375" align="right" />Tornare a casa per Dezaki significa anche fare i conti con  la propria professione. E decidere non soltanto su quali progetti imbarcarsi ma  anche come affrontare l’evidente competizione con gli animatori emergenti. La  scelta è sorprendente: da un lato ripiega nel passato con <strong>Lupin  III</strong> sul quale lavorerà come autore e supervisore dei copioni di quasi  tutti gli special televisivi prodotti dal 1989 a oggi (e i risultati sullo  schermo da principio saranno altalenanti); dall’altro si ingegna a dare vita a  uno degli storici personaggi tezukiani, il dottor <strong>Black Jack</strong>,  che non era mai riuscito a risplendere di luce propria, tranne in sporadiche  apparizioni in film come <strong>L’espresso sottomarino</strong> e  <strong>L’uccello di fuoco 2772</strong>. È il colpo da maestro tanto atteso.  Con il sostegno di Tezuka Productions e Shochiku progetta una serie di 12 Oav  che debutta nel 1993 guadagnandosi il plauso della critica e un successo  internazionale senza precedenti (nel ’96 firmerà anche un film, <strong>La  sindrome di Moira</strong>, che farà il giro dei festival di mezzo mondo). Ogni  episodio viene indicato come “cartella clinica” (in originale: karte) e per il  protagonista si tramuta in una sfida contro i suoi limiti di medico e uomo. Il  realismo che si porta dietro, grazie al sofisticato design creato da Sugino, è  sorprendente e per colpire nel segno Dezaki chiede perfino la consulenza di un  esperto. L’operazione<strong> Black Jack</strong> sarà anche l’inizio di una  lunga serie di progetti volti a omaggiare il nome di Osamu Tezuka.</p>
<p>Nel  frattempo il Nostro realizza un altro dei suoi sogni tornando alle serie Tv con  <strong>Hakugei Densetsu</strong> (La leggenda di Moby Dick, 1997), un classico  della letteratura tratto da  Herman Melville (scrittore che adora) prodotto dopo  tante rinunce. Soltanto, questa volta si concede il lusso di sperimentare di più  rispetto al passato e ambienta la vicenda del Capitan Achab nel futuro con il  fedele Sugino a elaborare personaggi e animazioni, va detto, meno eleganti del  solito. Dei 39 episodi preventivati, il produttore Tetsuo Katayama gliene  accorda 26. Quasi a non voler distaccarsi del tutto dal suo passato, nel 1998  torna a occuparsi di<strong> Golgo 13</strong> con un Oav dal titolo  <strong>Queen Bee</strong> in cui sesso e violenza sono due componenti  inscindibili. Per sorprendere il suo pubblico abituale, dal killer di Takao  Saito passa nel 2001 alla regia di due film ispirati alla serie più popolare e  cool del momento:<strong> Hamtaro</strong>. Roba per bambini. Un abisso  colossale che riflette la carriera ondivaga di Dezaki. Non a caso quattro anni  più tardi torna nuovamente alla corte di una serie Tv per la rete di stato NHK  con un racconto di Hans Christian Andersen: <strong>Yuki no joo</strong> (La  regina delle nevi, 2006) dove sembra riecheggiare lo stile dei programmi  realizzati trent’anni prima grazie al tratto delicato di Akio Sugino. Per  l’ennesima volta, il regista si scopre grande intrattenitore e nei 36 episodi di  cui si compone la serie racconta al suo pubblico l’avventura di Kay e Gerda  mentre affrontano la glaciale e affascinante Regina delle Nevi lontano dal loro  villaggio.<br />
E pensare che neanche un anno prima Dezaki aveva diretto il film  <strong>Air </strong>(2005) tratto da un popolare game per adulti. Ennesima  manifestazione artistica di un uomo seriamente innamorato dei disegni animati  che nessuno riesce a tenere a freno.</p>
<p><strong>Akio Sugino, amico  inseparabile</strong><br />
Arriva da una famiglia numerosa e inizia ad  appassionarsi al disegno quando frequenta la scuola elementare, Akio Sugino,  nato nei primi anni ‘40. Inizia a proporsi come disegnatore di fumetti prima di  entrare alla Mushi Production di Tezuka dove conosce Osamu Dezaki, stringendo  con lui una forte amicizia che lo porterà a diventare il suo più stretto  collaboratore (assieme allo storico direttore della fotografia di tante  produzioni Tokyo Movie Shinsha: Hirokata Takahashi). Debutta nell’animazione con  <strong>Kimba il leone bianco</strong> (1965) e attraversa in grande stile  quarant’anni di produzioni equamente divise tra opere per adulti e bambini.  Oltre ad aver seguito Dezaki nelle sue imprese, Sugino parteciperà a serie come  <strong>La Stella della Senna</strong> (1975), <strong>Peline Story</strong> (1978), <strong>Tom Sawyer</strong> (1980),<strong> Occhi di gatto</strong> (1984) e il nuovo film <strong>Jungle Taitei</strong> (1997). Grande ammiratore  di Tetsuya Chiba e Akira Kurosawa, il disegnatore è diventato celebre per il suo  tratto deciso e poetico, duro e realista prestatogli dai fumetti di Riyoko Ikeda  (<strong>Caro fratello</strong>), Sumika Yamamoto (<strong>Jenny la  tennista</strong>) e Mitsuteru Yokoyama (<strong>Super Robot 28</strong>). Una  delle sue creazioni più originali è l’ideazione dei personaggi di <strong>Le  avventure di</strong> <strong>Marco Polo</strong> (1979), l’anime che segna  l’ingresso di Madhouse nella produzione televisiva.</p>
<p><strong>Filmografia<br />
</strong></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong>1963:</strong></td>
<td>Astro Boy (Tetsuwan Atom, TV, ep. 112, 132, 143, 175)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1964:</strong></td>
<td>Big X (id., TV</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1965:</strong></td>
<td>Shin Takarajima (id., special TV)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1967:</strong></td>
<td>The Monkey (Goku no daiboken, TV, ep. 1, 4, 6, 12, 14, 20, 29, 35)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1968:</strong></td>
<td>Dororo (id., TV, episodi 1, 6, 11)<br />
Wanpaku Tanteidan (id., TV, ep. 4, 9, 16, 21, 26,  33)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1969:</strong></td>
<td>Moomin (id., TV)<br />
Le Mille e una notte (Sen’ya Ichiya Monogatari,  Film)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1970:</strong></td>
<td>Rocky Joe (Ashita no Jo, TV, episodio 1, DVD)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1971:</strong></td>
<td>Kunimatsu-sama no Otoridai (id., TV, dal fumetto di Tetsuya Chiba)<br />
Andersen Monogatari (id., TV)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1972:</strong></td>
<td>Akado Suzunosuke (id., TV)<br />
Shin Moomin (id., TV)<br />
Hazedon (id., TV)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1973:</strong></td>
<td>Jungle Kurobe (id., TV)<br />
Kanashimi no Belladonna (id., Film, collaborazione)<br />
Jenny la tennista (Ace o nerae!, TV, DVD)<br />
Karate Baka Ichiyo (id., TV)<br />
Samurai Giants (id., TV)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1974:</strong></td>
<td>Hajime Ningen Giatrus (id., TV)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1975:</strong></td>
<td>Ganba no boken (id., TV)<br />
Ganso Tensai Bakabon (id., TV)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1976:</strong></td>
<td>Manga Sekai Mukashibanashi (id., TV)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1977:</strong></td>
<td>Jetter Mars (id., TV)<br />
Remì (Ienaki Ko Remi, TV, DVD)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1978:</strong></td>
<td>L’Isola del Tesoro (Takarajima, TV, DVD)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1979:</strong></td>
<td>Una spada per Lady Oscar (Versailles no bara, TV, DVD)<br />
Jenny la tennista (Ace o nerae!, Film, DVD)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1980:</strong></td>
<td>Rocky Joe il campione (Ashita no Jo, TV, DVD)<br />
Bocchan (id., special TV)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1981: </strong></td>
<td>Rocky Joe: L’ultimo round (Ashita no Jo 2, Film, DVD)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1982:</strong></td>
<td>Cobra (id., Film)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1983:</strong></td>
<td>Golgo 13 (id., Film)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1984: </strong></td>
<td>Bokensha-tachi to 7 yon Nakama (id., Film, supervisione)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1985:</strong></td>
<td>Mighty Orbots (id., TV)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1986:</strong></td>
<td>Sweet Sea (id., Film, supervisione)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1988: </strong></td>
<td>One Pound Gospel (1 Pound no Fukuin, OAV)<br />
Jenny Jenny (Ace o nerae! 2, OAV)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1989:</strong></td>
<td>Kasei Yakyoku (id., OAV, supervisione)<br />
Lupin III – Il virus Beta (Rupan Sansei: bye bye liberty  – Kiki Ippatsu, special TV, DVD)<br />
Jenny Jenny (Ace o nerae! Final Stage, OAV)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1990:</strong></td>
<td>Lupin III – Le carte di Hemingway (Rupan Sansei: Hemingway paper no nazo,  special TV, DVD)<br />
Shuranosuke (Shuranosuke zanmaken, OAV, supervisione,  DVD)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1991:</strong></td>
<td>Caro fratello… (Onisama e…, TV, DVD)<br />
Soryuden (id., OAV)<br />
Lupin III – Il tesoro degli avi (Rupan Sansei: Napoleon  no jisho o ubae, special TV, DVD)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1992:</strong></td>
<td>Lupin III – Il tesoro degli Zar (Rupan Sansei: Roshia yori ai wo comete,  special TV, DVD)<br />
Takarajima Memorial: Yunagi to yobareta otoko (id., OAV)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1993:</strong></td>
<td>Black Jack (id., OAV)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1995:</strong></td>
<td>Lupin III – Caccia al tesoro di Harimao (Rupan Sansei: Harimao no Zaiho o  oe!, special TV, DVD)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1996:</strong></td>
<td>Black Jack – La sindrome di Moira (Black Jack – The movie, Film)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1997:</strong></td>
<td>In the Beginning (Seisho Monogatari, TV, supervisione)<br />
Hakugei Densetsu (id., TV)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>1998:</strong></td>
<td>Golgo 13: Queen Bee (id., OAV)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>2001:</strong></td>
<td>Tottoko Hamtaro: Ham Ham Ham~Jya! Maboroshi no Princess (id., Film)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>2002:</strong></td>
<td>Tottoko Hamtaro: Hamtaro to Fushigi no Oni no Eonto (id., Film)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>2004:</strong></td>
<td>Air (id., Film)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>2005:</strong></td>
<td>The Snow Queen (Yuki no Joo, TV)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>2007:</strong></td>
<td>Clannad (id., film)</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><strong>2008:</strong></td>
<td>Ultraviolet Code 044 (id., TV)<br />
Cobra The Animation (id.,  TV)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Lady Oscar: © Riyoko Ikeda – TMS All Rights Reserved<br />
L’Isola  del tesoro: © TMS All Rights Reserved<br />
Ultraviolet Code 044: © Madhouse/Sony  Pictures Entertainment<br />
Black Jack: © Tezuka Productions<br />
Rocky Joe: © Asao  Takamori – Tetsuya Chiba/Mushi Productions<br />
Jenny la tennista: © Sumika  Yamamoto/TMS<br />
Lupin III – Il mistero delle carte di Hemingway: © Monkey Punch  All rights reserved ©TMS All rights reserved Under License to YAMATO S.r.l.  Produced by TMS ENTERTAINMENT, LTD.</p>
</div>
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		<title>17 marzo: La storia dell’Unità d’Italia raccontata a fumetti</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 06:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[17 marzo]]></category>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[17 marzo l&#8217;Italia festeggia i 150 dalla sua nascita. Michele Petrucci, autore di graphic novel, racconta la storia del Belpaese da un originale punto di vista: quello dei briganti. La cronaca disegnata a fumetti delle gesta di Terenzio Grossi e della sua banda di briganti può essere spunto per nuove considerazioni. Miseria, brutalità, crimini e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>17 marzo l&#8217;Italia festeggia i 150 dalla sua nascita. Michele  Petrucci, autore di graphic novel, racconta la storia del Belpaese da un  originale punto di vista: quello dei briganti. La cronaca disegnata a  fumetti delle gesta di Terenzio Grossi e della sua banda di briganti può  essere spunto per nuove considerazioni.</p>
<p>Miseria, brutalità,  crimini e efferatezze: terrore e speranza delle popolazioni; semplici  contadini divengono eroi e al contempo ricercati per le forze per Regno  di Italia. Terenzio Grossi è nato e cresciuto nelle Marche, dove insieme  a una banda di uomini, compì le più terribili gesta, motivati dalla  miseria, dall&#8217;ignoranza e dalla disperazione. Dopo un&#8217;attenta fase di  ricerca delle fonti, Petrucci romanza a fumetti le avventure della Banda  Grossi e narrando una delle piaghe più profonde e complesse dell&#8217;Unità  di Italia.</p>
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