
Se siete appassionati vi consiglio di non perdere un’altra chicca che arriva sul canale satellitare Man-Ga a partire dal 7 ottobre.
Si tratta di “Babil Junior” (Babiru Ni-Sei ), una serie anime del 1973 prodotta da Toei Animation e tratta dal manga di Mitsuteru Yokoyama.
Il charachter design è opera di Shingo Araki il disegnatore che ha dato vita ai protagonisti di serie come “Rocky Joe”, “Lady Oscar”, “Occhi di gatto”, “Ryu il ragazzo delle caverne”, “I Cavalieri dello zodiaco”, e lo potete notare facilmente dai lineamenti del protagonista che ricorda molto Ryu, ad esempio.
Rivedendolo oggi l’anime composto da 39 episodi è un po’ datato graficamente e forse non approfondisce particolarmente i personaggi, ma per i tempi in cui venne prodotto era considerato un prodotto moderno e dall’animazione fluida, e ancora oggi è molto popolare in Giappone. Forse perchè è la prima produzione che lanciò il maestro Araki nell’olimpo dell’animazione mondiale e televisiva.
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Non c’è pace nella galassia nagaiana. Proprio quando credi di aver individuato almeno un paio di culti assoluti della vecchia Tv dei robottoni animati (magari con un Mazinga Z o, a caso, un Ufo Robot Goldrake), spunta un “fuori collana” come Mazinkaiser (2001): più o meno la stessa orbita, più o meno reboot di qualità con design sopraffino e armature metalliche “ganze” a rimpiazzare l’antica corazza. Ma poi. Proprio quando credi di aver messo a tacere l’ultimo languore di novità del sommo Go Nagai, memore che al nome Mazinga corrisponde in ordine rigorosamente sparso una piccola enciclopedia, dalla A di Mazinger Angels alla Z di Mazinger Edition Z – The Impact!, ecco spuntare un’altra follia d’artista delle sue: Mazinkaiser SKL (2011).
Tre episodi tre di stratosferico OAV a pallettoni, senza corpetto protettivo. L’anime di Jun Kawagoe (Kotetsushin Jeeg, un nome un programma) si lancia a testa all’ingiù in una timeline a parte della mazin-saga, spin-off di Mazinkaiser con quell’incoscienza tipica degli anime giapponesi che rischia di stordire o incattivire i fan oltranzisti. Quelli devoti alla galassia nagaiana primigenia, insomma. Come altrove, si parte con gettito continuo di azione e combattimenti, tra squadroni speciali bucherellati a inizio missione da pioggia di proiettili e due pazzoidi di piloti che si scambiano la cloche di comando alla guida del Mazinkaiser SKL. Altro che robottone! Un golem di metallo con mano più scaltra di Clint Eastwood e spada titanica che farebbe impallidire di invidia Berserk. Ovviamente: libero accesso a personaggi di altre opere di Nagai. E a squisitezze tecniche, dallo Skull Pilder a forma di teschio alle armi impugnate, che alimenteranno le discussioni tra i fan.
In arrivo in Italia, l’OAV è pronto a stupire, dividere le opinioni, scatenare i fan da una parte e dall’altra. In patria ha dato vita a un fumetto e a un romanzo apparso a puntate su “Dengeki Hobby Magazine”, senza contare la produzione di modellini e edizioni in dvd da collezione.
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Scritto da admin in Fumetti

Sergio Bonelli. Era una delle colonne portanti del fumetto italiano, inteso come quell’artigianato impeccabile e invidiato in tutto il mondo, inteso come la fabbrica della fantasia, dell’intrattenimento efficace, a basso costo e popolare, e forse anche per questo sempre sulla cresta dell’onda.
Una delle cose che diceva più spesso in pubblico era: “Io sono solo un correttore di bozze”. Sergio leggeva tutto – e dico tutto – quello che pubblicava la sua casa editrice omonima. Dispensando consigli e senza lesinare critiche, bocciando e approvando, con la schiettezza che anche i lettori conoscono bene, quando scorrono le sue introduzioni alle nuove serie o i redazionali scritti di suo pugno. Sergio Bonelli era uno zio anziano ma saggio e vivace per il mondo del fumetto italiano, brillante e per certi versi conservatore allo stesso tempo, responsabile di innumerevoli avventure e personaggi che hanno segnato la storia della cultura (popolare e non) italiana. Ha inventato Zagor e Mister No, ha offerto un tetto e molto di più a Dylan Dog, Nathan Never o Martin Mystère, ha proseguito sulle orme del padre alle sceneggiature di Tex, con lo pseudonimo di Guido Nolitta. Aveva un’idea ben chiara del fumetto, “Sergione”. Forse non sempre condivisibile, forse non sempre al passo con i tempi, eppure, sempre di grande successo. Con tirature che se proporzionate alla popolazione non hanno pari in nessun’altra parte del mondo salvo forse Francia e Giappone. Mentre ci si arrabatta per favorire la cultura e la lettura, Tex aveva i suoi 400 mila lettori al mese, e seguivano Dylan Dog, Julia (molto letto tra il pubblico femminile, altro che manga) e tanti altri. Sergio Bonelli ha prestato il suo cognome a una casa editrice e a un formato, una scuola di pensiero e d’arte, patrocinando centinaia tra sceneggiatori e disegnatori, pronti a fare la storia del fumetto come lui ha fatto. O almeno, ce lo auguriamo.
Fonte: unita.it (Marco Rizzo)
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